11 Editori italiani dell’Ottocento – I grandi nomi

Editori italiani dell’Ottocento – L’Italia vanta una ricca tradizione letteraria che ha dato vita a numerose case editrici storiche, le quali hanno plasmato il panorama culturale e letterario del Paese nel corso dei decenni. Queste istituzioni hanno svolto un ruolo cruciale nella promozione e diffusione di opere di valore, contribuendo alla formazione dell’identità letteraria nazionale. Attraverso le pagine della storia editoriale italiana, esploreremo le storie affascinanti di 11 Grandi Case Editrici nate nell’800 che hanno lasciato un’impronta indelebile.

 

 

Editori italiani dell’Ottocento

 

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vincenzo ferrario logo

Vincenzo Ferrario

Fautore dell’impresa milanese della Società Tipografica de’ Classici Italiani, Giulio Ferrario fu anche autore ed editore: dai torchi della sua tipografia uscirono, oltre ad alcune sue opere, anche la prima edizione del Conte di Carmagnola di Alessandro Manzoni e Le famiglie celebri di Pompeo Litta. Dal 1838 al 1843 ricoprì la carica di prefetto dell’I.R. Biblioteca di Brera.

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Bettoni

Appassionatosi all’arte tipografica in seguito ad un incontro con Giovanni Bodoni, nel 1806 acquistò la “Tipografia Dipartimentale del Mella” (Brescia) dove verranno stampate, tra l’altro, la prima edizione Dei sepolcri di Ugo Foscolo (fratello massone del Bettoni), e la prima edizione dell’Iliade di Vincenzo Monti. Dalla sua tipografia uscì «Il redattore del Mella», giornale ufficiale del dipartimento napoleonico bresciano. Vincenzo MontiIliade, 1811.

Spesso si scrive di libri, ma dietro ai libri ci sono editori, tipografi, officine e la carta su cui stampare. Niccolò Bettoni, editore e tipografo di impulsi geniali, vissuto tra ’700 e ’800 nato a Portogruaro, bresciano per scelta, in «cinque lustri ha pubblicato più milioni di volumi nelle cinque tipografie da lui erette in Brescia, Padova, Alvisopoli, Portogruaro e Milano» (la rivista La farfalla parla di «cura per l’aspetto tipografico che reggeva il confronto con le stampe di Bodoni», 1818).

Di Bettoni scrive Marco Callegari in «L’industria del libro a Venezia durante la Restaurazione (1815-1848)», ed. Olschki. Nato nel 1770, impiegato della Repubblica di Venezia, Bettoni è amministratore della provincia di Udine, da cui si dimette quando Napoleone cede all’Austria la Serenissima col trattato di Campoformio (1797). Il trattato che segnò la vita di Foscolo di cui Bettoni aveva stampato, proprio a Brescia, «I sepolcri» (1807) e «L’esperimento di traduzione dell’Iliade di Omero». A Brescia fu direttore della Tipografia Dipartimentale del Mella, «all’epoca languente e dotata di attrezzature antiquate». In tre anni Bettoni ne triplicò i capitali e la produzione tipografica. Inebriato dal successo, acquistò la stamperia al prezzo folle di 69.000 lire (che si fece prestare). Diventò stampatore di tutta la modulistica del Dipartimento, ma i Comuni non lo pagarono, piegati dalla pressione fiscale seguita alle guerre napoleoniche. Arrivò ad aver crediti per 60.000 lire, mai restituiti. Grande stima aveva intorno. Entrò nella cerchia degli intellettuali bresciani, il «Cenacolo Tosio», coi fratelli Ugoni, Basiletti, Corniani, Cesare Arici. Sposò la nobile bresciana Maddalena Bellegrandi (1810). Aprì una tipografia a Padova, vendette l’opera dell’Alfieri, ma i debiti restavano, per crediti inesigibili. A Milano aprì una grande stamperia ma aveva speso l’eredità del fratello e venduto i beni della moglie, le tipografie erano ipotecate. Fuggì in Francia, riprese a stampare, ma era perseguitato dai creditori: morì a Parigi nel 1842. L’amico Foscolo, a Londra si occupò di editoria e giornalismo e finì in prigione per debiti. Forse vale per Bettoni il sonetto foscoliano «Di vizi ricco e di virtù do lode / Alla ragion, ma corro ove al cor piace: / Morte sol mi darà fama e riposo». La carta. Veniva tutta dalle cartiere di Toscolano.

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Bodoni

Incisore, tipografo, editore (Saluzzo 1740 – Parma 1813). Apprese l’arte tipografica nella piccola officina del padre; poi (1758) si recò a Roma come compositore nella stamperia di Propaganda Fide, donde (1768) passò a Parma, invitato dal duca a fondare e a dirigere la Stamperia Reale. A Parma restò sino alla morte, divenendo celebre per l’incisione di nuovi caratteri e per le molte splendide edizioni che pubblicò. Dapprima stampò coi caratteri di P.-S. Fournier, ma nel 1771 diede un primo saggio di caratteri suoi, che a poco a poco perfezionò fino a giungere al famoso Manuale tipografico (post. 1818). Tra le sue edizioni, raffinate anche per qualità di carta, di fregi (molti sono dello stesso B.) e d’inchiostri, sono particolarmente noti gli Epithalamia (1775), l’Anacreonte (1784), l’Oratio dominica (in 155 lingue e con molti caratteri esotici, 1806), l’Iliade (1808), il Fénelon (1812). Come incisore esercitò subito una grande influenza sulla produzione delle fonderie (tuttora nelle “Officine Bodoni” di Verona si stampa con i caratteri tratti dai punzoni e dalle matrici che egli disegnò e incise). Come editore non fu sempre attento alla bontà dei testi, e stampò sontuosamente anche opere di nessun conto. In molte biblioteche si hanno collezioni delle sue edizioni (quasi completa è quella della Biblioteca Palatina di Parma).

 

felice paggi editore

Felice paggi

Felice Paggi, nato a Siena nel 1822, fu il figlio di Mordekai e Benvenuta Bemporad. Associatosi al fratello Alessandro nella tipografia editrice, contribuì a farla diventare una delle più solide ed affidabili attività editoriali di Firenze. Dal 1842 ebbe rapporti con la Tipografia Elvetica di Capolago, esportando clandestinamente testi patriottici del risorgimento italiano. Nel 1851, con il primo volume della collana “Biblioteca italiana”, iniziò un ambizioso progetto che includeva autori contemporanei e l’edizione delle opere di Giambattista Vico. Nel 1857 lanciò la “Biblioteca scolastica”, una collezione di testi per ogni ordine di scuola, contribuendo alla formazione dell’identità italiana. Nel 1889 cedette la libreria editrice a Roberto Bemporad. Felice Paggi morì a Firenze nel 1895.

Tutto è cominciato a Firenze nel 1841, con la Libreria Editrice Felice Paggi. La figlia di uno dei fratelli Paggi sposa Roberto Bemporad che, alla morte di Paggi, cambia il nome della casa editrice. Con il figlio Enrico, la R. Bemporad & figlio diventa l’editore forse più importante d’Italia: pubblica Collodi e il suo Pinocchio (ancora oggi il libro più italiano più tradotto al mondo), si espande nel settore scolastico, apre una collana di letteratura straniera.

 

Antonio Fortunato Stella

(Venezia, 1757 – Milano, 1833) è stato un tipografo e editore italiano, noto per l’appoggio dato all’amico Giacomo Leopardi.

Attivo dal 1793 come tipografo e libraio in Campo San Polo a Venezia, nel 1797 si trasferì a Parigi dove svolse il ruolo di ambasciatore della Serenissima repubblica. Lungimirante, impiantò nel 1810 la propria attività a Milano, quando la città lombarda aveva ancora una dimensione provinciale. Sperimentò – tra i primi in assoluto – il modello della società (fino ad allora il mestiere di stampatore era assimilabile a quello di artigiano). Aprì una libreria con i capitali di Vincenzo Dandolo, un veneziano che aveva fatto fortuna nel periodo napoleonico. Fu uno dei primi stampatori a individuare un mercato emergente come quello femminile. Fu l’editore della «Biblioteca Italiana», iniziativa volta ad avvicinare il vasto pubblico alla letteratura, nata nel 1816. Nel 1823 intervenne proprio dalle pagine della «Biblioteca italiana» per lanciare un allarme contro la pirateria libraria. Erano tanti i tipografi nella penisola che, contravvenendo al diritto d’autore, stampavano senza autorizzazione le opere più note sul mercato e le vendevano nelle proprie librerie. Dopo la sua morte la società fu rilevata da moglie e figli, che pubblicarono a partire dal 1835 la collana «Bibliografia italiana» (1835-46) e, direttamente in francese, l’importante collana dei Capolavori della letteratura francese contemporanea. Personalità dalla notevole cultura letteraria, fu amico ed editore di Giacomo Leopardi. Stella pubblicò le seguenti opere del poeta recanatese: «Idilli» sul Nuovo Ricoglitore (numeri del dicembre 1825 e gennaio 1826); «Operette morali» (1ª edizione: Milano 1827).

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Pomba

Tipografo ed editore. Innovò profondamente la tecnica tipografica italiana introducendo il primo torchio meccanico. Trasformò la sua azienda in società per azioni (“Cugini Pomba”) che divenne l'”Unione tipograficoeditrice torinese” (UTET), ancor oggi in attività. Costituì l’Associazione libraria italiana (1868), la prima nel suo campo.

l XIX secolo a Torino fu fervido dell’attività di stampatori-librai che si occupavano sia di pubblicare che di vendere i volumi. Il clima oppressivo dei primi anni della Restaurazione fece sì che si stampassero soprattutto libri devozionali, classici e testi di scuola, ma sin da allora si sviluppò in città l’impresa più innovativa, quella di Giuseppe Pomba (1795-1876). Nel 1820 inaugurò la serie dei «Classici latini», cui seguirono la Storia universale di Cesare Cantù e le grandi imprese della collana «Biblioteca popolare» (un centinaio di volumi a prezzo contenuto di gran successo) e dell’Enciclopedia popolare, entrambe volte ad educare i ceti meno abbienti, fondendo lavoro editoriale e ideali politici progressisti. Nel 1831 cedette la libreria per ampliare la tipografia, costituendo una Società aperta ai suoi operai. Intraprendente e attento all’innovazione, fu tra i primi ad introdurre in città macchinari d’avanguardia. Dal 1848 fu consigliere comunale, promuovendo l’istituzione della Biblioteca civica nel 1866. Nel 1849 cedette la ditta, che divenne la Cugini Pomba, in seguito Unione Tipografico-editrice torinese (poi Utet). Accanto all’impresa di Pomba furono attive in città la G.B. Paravia & C., che diede alle stampe periodici popolari, classici e poi la nota Guida (sorta di Pagine gialle dell’epoca), la Chirio e Mina, con la sue opere d’alta qualità, la Marietti, con alte tirature a basso costo, la Botta, cui erano affidati gli Atti comunali, e parecchie altre.

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Donath Editore

Donath Editore è stata una casa editrice italiana con sede a Genova. È stata la prima casa editrice esclusivista di Emilio Salgari, oltre ad averne pubblicato la maggioranza della produzione letteraria.

Da libraio divenne editore nello stesso anno, pubblicando nel dicembre 1886

Molto attivo nell’acquisizione di pubblicazioni internazionali e di nuovi autori, A. Donath divenne presto fornitore ufficiale delle biblioteche pubbliche e di quella universitaria. Continuò costantemente l’attività bibliotecaria, anche con una libreria itinerante di cui pubblicò più volte uno specifico catalogo (1890, 1891, 1899 e 1909). Stampò opere di Edward Bellamy, Anton Giulio Barrili, Arturo Issel, Edward Algernon Le Mesurier, Adolf Friedrich von Schack, Max Schoeller, ma soprattutto di Emilio Salgari.

Fra i capolavori di Salgari pubblicati da A. Donath vi furono romanzi che influenzarono profondamente la letteratura avventurosa dell’epoca ed ebbero in vari casi anche riproposizioni cinematografiche: I pirati della MalesiaI Robinson italianiIl Corsaro NeroGli orrori della SiberiaLe tigri di MompracemLa regina dei CaraibiLa Montagna di LuceI predoni del SaharaI figli dell’ariaLe due TigriJolanda la figlia del Corsaro NeroCapitan TempestaIl re del mare.

 

le monnier logo

Le Monnier

Felice Le Monnier (1806-1884) lasciò Parigi dopo gli scioperi contro le leggi reazionarie di Carlo X e si stabilì a Firenze, dove entrò a far parte della tipografia Borghi e poi fondò la propria società editoriale nel 1837. Grazie alla stampa per terzi, divenne un influente editore, lanciando nel 1840 la “Felice Le Monnier e C.”. Nel 1843 iniziò a pubblicare testi letterari e politici, come l'”Arnaldo da Brescia” di Niccolini. Nel 1844 avviò la “Biblioteca nazionale”, una prestigiosa collana che comprendeva romanzi storici, tragedie e opere di autori contemporanei. Nel 1862 trasferì l’azienda in una nuova sede, ampliando le attività editoriali nel settore scolastico. Nel 1865-66, la società si rinnovò, focalizzandosi sul settore scolastico e universitario. Nel 1879, nonostante gli sforzi per espandersi, la società affrontò difficoltà finanziarie, portando alla vendita della tipografia e al cambio della ragione sociale. Nel 1892, la tipografia divenne autonoma sotto il nome di “Stabilimento tipografico fiorentino”. Dopo la morte di Le Monnier, la società passò attraverso varie fasi di gestione e trasformazione, mantenendo un’impronta forte nel settore scolastico e universitario. Nel 1999, la casa editrice Le Monnier fu acquisita dal Gruppo Arnoldo Mondadori, che conferì alla Elemond la gestione, dando nuovo impulso all’editoria scolastica.

Tra i maggiori titoli dell’offerta editoriale di dizionari e testi di approfondimento si ricordano il Nuovo Devoto-Oli. Il vocabolario dell’italiano contemporaneo di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli e il Latino – vocabolario della lingua latina – di Gian Biagio Conte, Emilio Pianezzola, Giuliano Ranucci.

 

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Bemporad

Casa editrice di grandi firme e numeri, la Bemporad fu attiva a Firenze dal 1889 al 1938, diretta da Enrico Bemporad, uomo di cultura ambizioso e moderno, attivo anche sul versante della promozione e della diffusione del libro. Le 5500 edizioni descritte nel catalogo, tra libri di varia e testi scolastici, sono un puntuale specchio delle grandi aspirazioni della casa editrice. Tra i titoli: Le avventure di Pinocchio, Gian Burrasca, le avventure di Salgari, opere di Verga e Pirandello…

La Bemporad esordì, tra l’altro, con le pubblicazioni delle Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, di Carlo Collodi, Il giornalino di Gian Burrasca di Luigi Bertelli detto Vamba, la scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, il settimanale per bambini Giornalino della domenica, le varie raccolte delle Novelle per un anno di Luigi Pirandello, opere edite dalla Libreria Editrice Felice Paggi, che il Bemporad ebbe in eredità: queste opere costituirono per molto tempo i pezzi forti della Bemporad. Successivamente, la casa editrice pubblicò libri di avventura di Emilio Salgari.

Tra le pubblicazioni: I corvi (dal 1928), una delle prime collane universali economiche italiane; le opere di I. Svevo; la Storia del Cristianesimo di E. Buonaiuti.

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Hoepli

La Casa Editrice Hoepli fu fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli (Tuttwil, Svizzera 1847 – Milano 1935). L’attività editoriale si è sviluppata fin dall’origine con particolare attenzione al settore tecnico e scientifico. Attualmente opera nell’area della manualistica, dell’editoria scolastica, universitaria e professionale, delle lingue e dei dizionari, dell’Italiano per stranieri, dell’informatica, dei codici giuridici e dei test di ammissione all’università.

Le altre attività dell’azienda comprendono:

  • la Libreria Internazionale Hoepli, situata nel centro di Milano, ospita oltre 100.000 titoli italiani e stranieri, distribuiti in uno spazio espositivo di 5 piani, è tra le più grandi librerie d’Europa e conta oltre 40 librai specializzati nei vari argomenti.
  • HOEPLI.it, il servizio internet della Libreria Hoepli, mette a disposizione degli utenti oltre 500.000 libri e la possibilità unica di scegliere e acquistare a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo.

 

Barbèra editore

Gaspero Barbèra, giunto a Firenze nel 1840, collaborò con Felice Le Monnier per 14 anni. Nel 1854, fondò “Barbèra, Bianchi e Comp.” con Celestino Bianchi e altri. Nel 1860, dopo lo scioglimento della società, Barbèra continuò da solo come editore. Fu un imprenditore moderno, sostenitore liberale e stampò opere politiche. Nel 1858, subì un processo per la pubblicazione della “Storia del Concilio di Trento” ma fu assolto. Nel 1859, stampò «La Nazione» fino al 1870. Lanciò la “Collezione Diamante”, che ottenne successo editoriale ed economico. Morì nel 1880, lasciando le “Memorie di un editore”. Il figlio Piero (1854-1921) ampliò il catalogo, incluso un’edizione nazionale delle opere di Galileo Galilei (1890-1909). Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’azienda entrò in declino e nel 1959 fu liquidata.

Lattes editore logo

Lattes Editori

Lattes Editori (nome completo S. Lattes & C. Editori) è una casa editrice italiana.

L’azienda fu fondata nel 1893 da Simone Lattes (Torino, 1862–1925). L’attività è stata continuata dal figlio Ernesto (Torino, 1886–1937, vicepresidente sotto la direzione del padre, poi presidente) e dal nipote Mario (Torino, 1923–2001). Attualmente la casa editrice è gestita da Renata Lattes. Si occupa principalmente di libri scolastici.

 

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